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Paragrafo   7  .  La  guerra  nella  ex  Iugoslavia  e  la   difficile

democratizzazione dell'Albania.

     
Gi  nel  corso  degli anni Settanta l'integrit della Iugoslavia  era
stata    minacciata   da   rivendicazioni   autonomistiche,   avanzate
soprattutto dalla Croazia. Nel 1974 era stata perci varata una  nuova
costituzione  che ridimensionava le funzioni del governo  centrale  di
Belgrado  a  vantaggio  di  quelli  nazionali.  Il  potere  delle  sei
repubbliche  che  costituivano il paese  (Serbia,  Croazia,  Slovenia,
Bosnia-Erzegovina,  Macedonia e Montenegro),  gi  dotate  di  milizie
nazionali affiancate all'esercito federale ma non dipendenti da  esso,
risult  cos  rafforzato.  Dal  1980,  dopo  la  morte  di  Tito,  la
presidenza  collegiale, cui era stata assegnata la guida dello  stato,
non fu in grado di controllare il riemergere di contrasti tra le varie
etnie, accentuati per altro da una crisi economica sempre pi grave  e
testimoniata  da  un  enorme  debito estero  e  da  un'inflazione  che
raggiunse e super il 1000% annuo.
     Il   primo   grave  episodio  di  insubordinazione   all'autorit
centrale si verific nel 1981 con la rivolta del Kosovo, regione della
Serbia  abitata  da  una popolazione al 90% di origine  albanese,  che
chiedeva  di costituire una repubblica autonoma. A partire  da  quello
stesso anno Slovenia e Croazia cominciarono a manifestare l'intenzione
di  staccarsi dalla federazione. Contro tali aspirazioni all'autonomia
e  all'indipendenza si schier allora la Serbia, che era la repubblica
pi popolosa ed aveva sempre esercitato una certa supremazia sin dalla
fondazione del regno dei serbi, dei croati e degli sloveni  nel  1918.
Ergendosi  a  difesa  dell'integrit e dell'identit  nazionali,  essa
poteva  contare  sul  sostegno  dell'esercito  federale,  composto  in
maggioranza da serbi e deciso a
     
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     difendere  uno  stato nel quale occupava posizioni di  prestigio.
Slovenia  e Croazia per non cambiarono atteggiamento e il  25  giugno
del  1991  proclamarono  la propria indipendenza;  pochi  giorni  dopo
furono  occupate  dall'esercito federale.  In  Slovenia  l'occupazione
termin  dopo poche settimane, mentre prosegu in Croazia,  dove  ebbe
inizio una sanguinosa guerra civile.
     Nel  1992  la  situazione  divent drammatica  anche  in  Bosnia-
Erzegovina,  dove  il  3  marzo  il  presidente,  il  musulmano  Alija
Izetbegovic,  aveva  proclamato  l'indipendenza  dopo  un  referendum
favorevole  alla separazione da Belgrado, ma disertato dai serbi,  che
costituivano  il  31%  della popolazione bosniaca  contro  il  44  dei
musulmani e il 17 dei croati. Anche la Bosnia fu dunque sottoposta  ai
bombardamenti  dell'aviazione  serba  che  non  risparmiarono  scuole,
ospedali  e abitazioni civili; milizie e bande armate serbe, croate  e
musulmane  si scontrarono duramente, compiendo atrocit di ogni  tipo,
compresa  la  cosiddetta  "pulizia etnica", ossia  l'eliminazione  dei
gruppi   etnici   considerati  nemici  attraverso   l'espulsione   dal
territorio, la deportazione in campi di concentramento e molto  spesso
anche il massacro.
     Dall'inizio  della  guerra civile la comunit  internazionale  ha
operato  vari tentativi di riportare la pace o almeno di attenuare  le
atrocit  nella  ex  Iugoslavia, attraverso  iniziative  diplomatiche,
embargo  nei confronti della Serbia, invio dei caschi blu  dell'ONU  e
infine  anche  con bombardamenti a postazioni militari.   I  risultati
sono  stati per deludenti, non solo a causa della intransigenza delle
varie  parti  in  conflitto, ma anche per i  ritardi,  le  incertezze,
l'inefficacia dei mezzi di dissuasione, e i contrasti e  le  divisioni
interne  che hanno caratterizzato l'azione dell'ONU, della CEE,  della
NATO  e delle maggiori potenze. Dopo quattro anni di guerra, che hanno
provocato sofferenze e violenze inaudite, 250.000 morti, 3 milioni  di
profughi  e  distruzione di intere citt, finalmente si  giunti,  nel
novembre  del 1995, alla firma di un accordo; siglato a Dayton,  nello
stato  americano dell'Ohio, fra i presidenti bosniaco, serbo e croato,
esso  prevede  la  formazione nella martoriata regione  di  uno  stato
bosniaco  composto  da  una  federazione  musulmano-croata  e  da  una
repubblica serba di Bosnia.
     Il  regime comunista albanese fu legato alla Iugoslavia  fino  al
1948, all'Unione Sovietica fino al 1961 e quindi alla Cina popolare in
seguito. Le prime tappe di un processo di democratizzazione iniziarono
nel   1989,   con  la  transizione  dal  totalitarismo  al  pluralismo
partitico;  il passaggio fu reso ancor pi difficile dalle  condizioni
di  estrema  miseria in cui il regime comunista di Enver  Hoxha  aveva
ridotto  il paese, che era percorso da una tensione sociale crescente.
Per cercare scampo alla fame e all'assenza di prospettive, nell'estate
del   1990  migliaia  di  albanesi  cercarono  rifugio  all'estero   e
principalmente in Italia. Tra marzo ed aprile del 1991,  in  un  clima
arroventato  dagli  scontri politici e sociali, si svolsero  le  prime
elezioni  parzialmente democratiche, che assegnarono  la  vittoria  ai
comunisti  del  vecchio  partito  del  lavoro,  ribattezzato   partito
socialista.  Negli  anni  successivi l'instabilit  politica  ha  reso
difficile  il  ripristino dell'ordine pubblico e la  rifondazione  del
sistema  economico,  mentre  ondate di emigranti  hanno  continuato  a
riversarsi nei paesi della comunit europea e specialmente in Italia.
